3. SANITÀ, WELFARE E IL NOSTRO OSPEDALE

Oggi siamo consapevoli che il Pubblico deve essere protagonista per garantire servizi, per combattere la ferita delle disuguaglianze, per difendere il diritto alla salute per tutti; questo agendo anche in sinergia con i soggetti Privati e del Terzo Settore impegnati da tempo nel territorio soprattutto in ambito socio assistenziale.
Una comunità rispettabile e giusta non lascia nessuno indietro, e nessuno può pensare di avere minori aspettative perché è economicamente o socialmente più fragile. Il Comune, assieme alla ASL, dovrà assicurare una sempre maggiore integrazione tra sociale e sanitario, in modo da poter arrivare a una presa in carico condivisa, in grado di garantire la continuità della cura.
L’esperienza della gestione della Covid-19 ha reso evidente a tutti l’importanza della Sanità Territoriale, quell’insieme di servizi e competenze professionali dedicate alla prevenzione delle malattie, alla promozione della salute e all’assistenza sanitaria primaria. Sicuramente perno dell’assistenza sanitaria territoriale è il Medico di Medicina Generale (MMG) e il Pediatra di famiglia, ma un ruolo strategico è svolto dai servizi infermieristici domiciliari e altre forme di assistenza a domicilio.
Vogliamo lavorare, in dialogo con tutti i soggetti coinvolti, per migliorare e mantenere i servizi ospedalieri della città in piena sinergia con il territorio, potenziando l’accesso ai servizi di base e la loro velocizzazione, implementando la ricerca e sfruttando con effi cienza i fondi europei, statali e privati, valorizzando ulteriormente le eccellenze accademiche.

ALCUNE PROPOSTE

  • Concordare con l’ASL Romagna il completamento della Casa della Salute, secondo il modello previsto dalle Regione e progettato dalla nostra Azienda. Lavorare per individuarne e metterne in funzione una seconda: queste strutture devono essere collegate anche ai servizi domiciliari sociosanitari del territorio.
  • Concordare con l’ASL Romagna un incremento dei servizi sul territorio, anche innovando i modelli, sfruttando l’esperienza maturata nella recente epidemia di Covid-19, con lo scopo di garantire sempre di più la continuità della cura, superando la frattura ospedale – territorio in maniera defi nitiva.
  • Condivisione con gli altri attori del “disegno” defi nitivo dell’Ospedale di Faenza, defi nendo il suo ruolo nei confronti del territorio di riferimento (l’Unione dei Comuni e il Distretto Sanitario) sulla base di valutazioni che indichino cosa debba fare parte oggi di un ospedale locale e cosa invece debba essere concentrato.
  • Potenziamento del servizio pubblico di ambulanza attraverso la trasformazione della terza ambulanza presente sul territorio da h12 a h24, come le altre due.
  • Creazione della nuova Pediatria, con una metratura ben più ampia di quella attuale, trasferita nell’ultimo piano della nuova scala, e con la possibilità di mantenere un presidio di prossimità anche con degenza e osservazione breve e intensiva. Non si tratta solo di potenziare un servizio, ma anche di dare un forte segnale sul tema della natalità e del sostegno alle famiglie.
  • Favorire lo sviluppo di micro-residenzialità per le fasce più fragili.Consolidare nuovi posti a terapia sub intensiva nel nostro presidio ospedaliero per garantire la necessaria assistenza ai malati di SLA.
  • Sviluppo di un rapporto stabile di collaborazione con l’ASL per la ricerca di bandi e l’ottenimento di fondi pubblici da investire nell’ospedale cittadino.
  • Rilanciare i Piani di zona come strumento partecipativo di pianifi cazione degli interventi sociali, al cui interno sviluppare il pieno funzionamento del “Tavolo delle fragilità”, per intervenire con opportuni progetti sui i bisogni delle famiglie più in difficoltà, degli anziani, dei disabili, ecc.
  • Istituire Unità di Strada con il coinvolgimento di Ser.t., Servizi Sociali, associazioni di volontariato che si rechino nei luoghi frequentati da persone a rischio devianza, senza fissa dimora, ecc., con percorsi di prossimità.